24 agosto 2005

Natalia, um


Il mio mestiere è quello di scrivere e io lo so bene e da molto tempo. Spero de non essere fraintesa: sul valor di quel che posso scrivere non so nulla. So che scrivere è il mio mestiere. Quando mi metto a scrivere, mi sento straordinariamente a mio agio e mi muovo in un elemento che mi par di conoscere straordinariamente bene: adopero degli strumenti che mi sono noti e familiari e li sento bem fermi nelle mie mani. Se faccio qualunque altra cosa, se studio una lingua straniera, se mi provo a imparare la storia o la geografia o la stenografia o se mi provo a parlare in pubblico o lavorare a maglia o a viaggiare, soffro e mi chiedo di continuo come gli altri facciano questo stesse cose, mi pare sempre che ci debba essere um modo giusto di fare queste stesse cose che è noto agli altri e sconosciuto a me. E mi pare d’esser sorda e cieca e ho come una nausea in fondo a me. Quando scrivo invence non penso mai che c’è forse um modo piú giusto di cui si servono gli altri scrittori. Non me ne importa niente di comme fanno gli altri scrittori.

Natalia Ginzburg, «Il mio mestiere» (1949)